Maria Chiara
Caro Benni, ti chiamavamo così in famiglia, i ruoli della nuora e del suocero non sono facili e i rapporti sono spesso complicati, lo sanno tutti.
Eppure, nonostante il tuo non facile carattere e le tue azioni ed esternazioni a volte difficili da accettare, per me non è stato affatto difficile volerti bene.
È stato naturale andare oltre la tua corazza, la tua linea di difesa che da ottimo soldato, quale sei stato per tanti anni, avevi costruito con perizia, cercando di renderla impenetrabile per preservare la parte più tenera e vulnerabile del tuo cuore, messo a dura prova dalle ferite che ti ha inferto la vita sin da bambino.
Ho avuto la fortuna e la capacità di riuscire ad andare oltre, dove oltre era un posto custodito con cura e pieno di luce.
Di te ho sempre apprezzato la generosità, la disponibilità al porgere un aiuto a tutta la mia famiglia, quando ce n'è stato bisogno. Sempre e comunque. Mai una volta, quando sono stata sola nello gestire il quotidiano, ti sei voltato dall'altra parte. Tra un brontolìo e l'altro, spesso il tuo affetto lo dimostravi anche così, ti sei occupato dei tuoi nipoti, di me e anche di tuo figlio, in tutti quegli anni costellati dalle missioni di pace, da lontanaze lunghe e difficili, da problematiche a volte pesanti da risolvere.
In quegli anni complicati sei stato un punto di riferimento importante per Serena, Luca e Davide, i tuoi nipoti.
Nel corso del tempo abbiamo stabilito un legame di affetto e stima reciproca, fatto di tante chiacchierate e confidenze, soprattutto a telefono, specialmente durante tutto il periodo buio della malattia di tua moglie Rosa Maria, della cui compagnia, come suocera e nonna, abbiamo purtroppo potuto godere davvero poco.
Ricordo che mettevo a letto i bambini e poi ti chiamavo, mi raccontavi la tua giornata, come quella malattia feroce stesse scavando anche dentro di te, quanta tristezza avevi nel cuore, come spesso prevaleva l'avvilimento sulla speranza, quanto male ti facesse tutto ciò e come ti spaventasse il presente ma soprattutto il futuro, senza la presenza viva della compagna di una vita.
Io ti raccontavo la mia di giornata, fatta di gioie e difficoltà, cercavo di tirarti su il morale, e insieme ci davamo una mano per andare avanti.
Ogni sera.
A volte ci siamo scontrati,
ma non me la sono mai presa, non ho mai serbato alcun rancore, perché sapevo che in fondo mi volevi bene e che molte tue reazioni erano dovute al fatto che, in una qualche misura, la mia estrema trasparenza ti spiazzava.
E dopo ogni piccola bufera siamo stati capaci entrambi di far tornare fuori il sole e ristabilire l'alleanza.
Perché ho sempre basato il mio rapporto con te sull'onestà dei sentimenti e delle parole che ho avuto per te. E che tu hai ricambiato nei soli momenti in cui aprivi il tuo cuore e mi lasciavi darvi una sbirciatina.
Fino all'ultimo, perciò, anche nell'ora del commiato, rivolgo a te questa manciata di parole con immutata sincerità.
Sento di dovertelo.
Ti ho voluto davvero molto bene, te l'ho detto apertamente tra le lacrime quando sono venuta in ospedale a Udine, stavi davvero male. E tu, per la prima volta in tutti questi anni, mi hai risposto, stringendomi la mano e guardandomi dritto negli occhi: "anche io te ne voglio". Non lo dimenticherò mai e custodisco nel cuore questo momento come un dono raro e prezioso.
Ed è così che ti voglio ricordare ora, libero dagli orpelli che spesso hanno offuscato la tua vera essenza, col cuore libero, senza più barriere.
Ora non ne hai più bisogno, puoi splendere nella Luce, perché ogni catena è sciolta per sempre.
Sono grata a Dio per la tua lunga presenza nella vita della mia famiglia.
E ogni volta che sentirò il bisogno di salutarti ti farò uno squillo di telefono, Lassù, come ai vecchi tempi, perché il Bene, quello con la B maiuscola, caro Benni, non ha tempo e non ha confini.
Buon viaggio.
Tua nuora Maria Chiara
20 Settembre 2024